News e Approfondimenti in ambito Cardiovascolare

News e Approfondimenti del Prof. Valerio Sanguigni

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Oggi è stato pubblicato on line clicca qui sulla rivista scientifica internazionale Nutrition: clicca qui

Il mio studio sugli effetti di un gelato naturale antiossidante. Per la prima volta è stato dimostrato come una miscela alimentare completamente naturale  con potente effetto antiossidante può migliorare la funzione cardiovascolare e la performance fisica. A mio parere questa è la strada per realizzare il “primo farmaco alimentare naturale”, in grado di prevenire le malattie cardiovascolari e rallentare l’invecchiamento:

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ABUSO DI ENERGY DRINK


Nei giovani è un fenomeno in costante ascesa. Rischio di morte improvvisa aritmica: un problema sottovalutato?
Gli energy drink sono bevande analcoliche, comunemente presenti sul mercato comunitario e caratterizzate da elevati tenori di caffeina e di taurina. Con quasi 200 marchi disponibili in più di 140 paesi rappresentano un mercato in forte espansione. Negli Stati Uniti, il 31% dei ragazzi tra i 12 e i 17 anni ne ha dichiarato un consumo regolare. La regolamentazione e la quantità di caffeina consentita varia da paese a paese (dai 50 ai 505 mg/lattina). Le quantità di caffeina presenti in una tazzina di caffè sono molto variabili a seconda della tipologia e questo rende, purtroppo, difficile rapportarne la quantità con quella presente in una lattina. Una tazzina di caffè espresso, a seconda della miscela che viene usata, contiene tra i 53,8 e i 141,3 mg di caffeina; una lattina di energy drink, quindi, corrisponderebbe più o meno a una tazzina di caffè. La caffeina (estratta soprattutto dal caffè, Coffea arabica, famiglia Rubiaceae) appartiene al gruppo degli alcaloidi purinici come la teofillina (dal té, Camellia sinensis, famiglia Theaceae) e la teobromina (dal cacao, Theobroma, famiglia Sterculiaceae). La caffeina non è contenuta soltanto nel caffè ma si trova anche in altre piante ed alimenti. È il caso, ad esempio, della Coca Cola, dell’erba mate, del cioccolato, delle bevande energizzanti a base di cola, dei prodotti erboristici come il guaranà, e in alcuni prodotti farmaceutici come alcuni analgesici, cosmetici anticellulite o farmaci vasocostrittori nasali. La caffeina è il farmaco psicoattivo più usato al mondo, la sua conformazione chimica la rende, infatti, idonea ad interagire con specifici recettori biologici che regolano la funzionalità del sistema cardiovascolare, endocrino e nervoso. Il tratto intestinale assorbe la caffeina molto rapidamente ed i picchi di concentrazione plasmatica si osservano dopo circa un’ora dalla sua ingestione. Il suo metabolismo è, tuttavia, rapido e decisamente superiore rispetto ad altri stimolanti come le amfetamine. Già dopo 3-6 ore dall’assunzione, i livelli plasmatici di caffeina si riducono del 50%. Essendo lipofila, la caffeina ha la capacità di passare rapidamente la barriera emato-encefalica. Essa riesce ad attraversare anche la placenta e può essere presente nel latte materno. La caffeina agisce liberando, in misura massiccia, calcio nel cuore, e questo può causare aritmie anche fatali. Gli atleti, in particolare, dovrebbero essere informati del fatto che gli energy drink sono assolutamente da evitare durante o subito dopo l’attività sportiva, e che il consumo insieme all’alcol peggiora i possibili danni di entrambi i tipi di sostanze. Si Al Congresso Europeo di Cardiologia di Barcellona del 2014, il ricercatore Milou-Daniel Drici ha presentato i dati di una ricerca in Francia. Dai dati raccolti, è emerso che, tra il 2009 e la fine del 2012, sono stati segnalati 257 casi, 212 dei quali con informazioni sufficienti per effettuare una valutazione completa. I risultati dello studio hanno registrato un totale di 95 persone con sintomi cardiovascolari. Ci sono stati 8 decessi, mentre 46 persone hanno accusato aritmie, 13 angina e 3 ipertensione. Il principale effetto indesiderato, osservato in 60 soggetti, è stato la sindrome da caffeina, cioè una tachicardia accompagnata da tremori, ansia e cefalea. Inoltre, si sono avuti alcuni casi di decessi improvvisi e inspiegabili, aritmie gravi e infarti che potrebbero essere associati al consumo eccessivo di energy drink. Il ricercatore Fabian Sanchis Gomar ha pubblicato sulla rivista Canadian Journal of Cardiology (maggio 2015) una esperienza sull’abuso degli energy drink tra gli adolescenti nella quale ha segnalato il pericolo della combinazione tra caffeina, teofillina e guaranà (Paullinia cupana) e mateina (Yerba Mate) per la loro struttura chimica molto simile e dai potenziali effetti combinati sul potenziamento di queste sostanze sugli effetti pro-aritmici. In particolare, l’abuso di queste sostanze potrebbe portare alla SADS (Sudden Arrhythmias Death Syndrome). I più esposti al rischio aritmico sarebbero i bambini e i giovani affetti da cardiomiopatie e quelli sottoposti ad interventi correttivi di cardiochirurgia per cardiopatie congenite L’EFSA (European Food Safety Authority) ha pubblicato nel 2013 un rapporto relativo al consumo degli energy drink a livello europeo per gruppi specifici di popolazione, compresi bambini e adolescenti. L’obiettivo è stato quello di valutare l’esposizione di queste categorie ai princìpi attivi presenti nelle bevande energetiche, in particolare la caffeina. Dal rapporto sono emerse le seguenti abitudini:
Adulti (dai 18 ai 65 anni): circa il 30% degli adulti intervistati ha dichiarato di consumare abitualmente energy drink. Tra questi, il 12% ne consuma regolarmente per 4-5 giorni o più a settimana, con un consumo medio di 4,5 litri al mese.
Adolescenti (dai 10 ai 18 anni): il 68% degli adolescenti tra i 10 e i 18 anni di età dichiara di consumare energy drink. Tra questi, il 12% rappresenta bevitori cosidetti “cronici” con un consumo medio di 7 litri al mese mentre un altro 12% riguarda i consumatori acuti.
Bambini (dai 3 ai 10 anni): il 18% circa dei bambini di questa fascia di età consuma energy drink. Tra di essi, il 16% ne consuma in media 0,95 litri a settimana (almeno 4 litri al mese).

Consumo associato con l’attività sportiva: circa il 52% dei consumatori adulti e il 41% degli adolescenti hanno dichiarato di consumare energy drink prima di iniziare un’attività sportiva. La norma italiana di riferimento è il d.lgs. 81/2003 concernente l’etichettatura dei prodotti alimentari che sancisce l’obbligo di specificare, tra l’elenco degli ingredienti contenuti in queste bevande, la presenza di “caffeina”, spesso indicata come semplice “aroma”. L’art. 6 stabilisce, inoltre, che “l’impiego di caffeina oltre i 150 mg/l comporti l’obbligo di riportare, accanto alla denominazione del prodotto, l’indicazione “Tenore elevato di caffeina”. Tale limite si supera facilmente bevendo solo 2 drink, dato che in 1 drink da 250 mg sono contenute dosi di caffeina tra 80 e 140 mg/l, poco al di sotto del limite previsto dalla legge.

Fondamentale è la chiarezza delle informazioni sul contenuto delle lattine di energy drink per evitare rischi alla salute, specie dei più giovani. Confrontando l’etichetta di quattro bevande energizzanti comprate al supermercato, si evidenzia che tutte segnalano l’elevato tenore di caffeina e ne rispettano i limiti consentiti, ma solo una individua tutti i possibili soggetti a rischio (bambini, gestanti, nutrici e persone particolarmente sensibili alla caffeina) e consiglia di evitare la simultanea esposizione ad alcol e tabacco. La Società Italiana di Farmacologia lo aveva già denunciato nel 2007 e, ad oggi, è ancora irrisolto. A nostro avviso sarebbe quantomeno auspicabile che tutte le etichette riportassero le diciture necessarie per favorire un uso corretto e sicuro dei prodotti in questione e per limitarne l’abuso. Parallelamente, è importante che i genitori siano a conoscenza dei possibili effetti negativi sulla salute legati all’abuso di energy drink in modo da limitarne l’accesso. La soluzione potrebbe consistere nell’imporre l’obbligo di inserire in etichetta specifiche avvertenze per contrastare il marketing pubblicitario che gira attorno a questi prodotti. Per aumentare la percezione del rischio legato al contenuto e agli effetti boomerang di questi drink, dovrebbe essere obbligatorio (così come previsto dall’Art 6 D.Legvo n 184/2003 per il fumo) la dicitura “Fortemente sconsigliato per i bambini e gli adolescenti che praticano sport” oltre a “L’Energy drink può provocare danni alle donne in gravidanza”.

RIDUZIONE INTENSIVA?


Al Congresso dell’American Heart Association messaggio chiaro: la riduzione intensiva della pressione arteriosa al di sotto degli obiettivi attualmente raccomandati fornisce una maggiore protezione vascolare, in particolare nelle persone ad alto rischio cardiovascolare. 
Si accende il dibattito
La riduzione intensiva della pressione arteriosa al di sotto degli obiettivi attualmente raccomandati fornisce una maggiore protezione vascolare, in particolare nelle persone ad alto rischio cardiovascolare! Questi sono i risultati di una nuova metanalisi prodotta dal dottor Xinfang Xie, dell’Università di Pechino e pubblicati online su Lancet mentre era in corso la sessione scientifica dell’AHA. La revisione di 19 studi che hanno coinvolto circa 45.000 partecipanti ha dimostrato che l’abbassamento intensivo della pressione arteriosa ottenuto nei trial ha permesso una significativa riduzione composita di eventi cardiovascolari maggiori quali ictus, infarto del miocardio, riduzione dell’albuminuria e progressione della retinopatia, ma non ha avuto un impatto significativo sull’insufficienza cardiaca, sulla morte cardiovascolare, sulla mortalità per ogni causa o sulla malattia renale allo stadio terminale rispetto a regimi intensivi minori. I nuovi dati mettono in discussione il recente “allentamento” degli obiettivi per alcune popolazioni ad alto rischio suggeriti dalle linee guida dell’Eighth Joint National Committee (JNC8) e dell’European Society of Cardiology/European Society of Hypertension (ESC/ESH). 
Inoltre, i ricercatori non hanno trovato alcuna chiara evidenza di un effetto di riduzione della morte cardiovascolare o non cardiovascolare attraverso un trattamento intensivo della pressione arteriosa. Il più grande effetto positivo di un abbassamento intenso della pressione arteriosa è stato visto nei trial in cui i pazienti arruolati erano tutti affetti da malattia vascolare, malattie renali o diabete. In questi trial, il tasso medio di eventi vascolari maggiori è stato del 2,9% per anno nel gruppo controllo rispetto al 0,9% annuo riscontrato in altri studi, a sottolineare come nei pazienti ad alto rischio cardiovascolare il trattamento 
Tuttavia, gli esperti esprimono cautela in quanto affermano che “non è ancora chiaro se pazienti molto anziani o con diabete mellito potranno beneficiare di obiettivi di trattamento inferiori rispetto l’obiettivo attualmente raccomandato di <140/90 mmHg. Pertanto, la definizione di un nuovo target di trattamento della pressione arteriosa non sarà un compito facile, in termini di comorbilità e di uno specifico bersaglio di mmHg”.